26 marzo – 1 aprile

maggioranza s. f. [der. di maggiore]. – 1. ant. e letter. Con sign. generale e astratto, superiorità numerica, quantitativa, morale, ecc.: acciò che ciascun pruovi il peso della sollecitudine insieme col piacere della m. (Boccaccio), cioè dell’esser maggiore di grado, della maggiore autorità; la qual mdi amor proprio importa maggior desiderio di beatitudine(Leopardi). 2. a. Il maggior numero di voti che in un’assemblea, in un collegio e sim. porta al prevalere di una decisione su altre: essere in m.; avere la m.; fu eletto a grande m.; la legge, o la mozioneè stata approvata con debolefortelarga m., a mschiacciantecon pochi voti di maggioranza. Con sign. concr., il numero dei votanti richiesti come minimo per una deliberazione; in partic.: msemplice (o mrelativa), quella che consiste nella mera prevalenza numerica rispetto a coloro che esprimono voti differenti; massoluta, costituita dalla metà più uno degli aventi diritto al voto; mqualificata, costituita da una frazione prefissata dei votanti, detta quorum, superiore alla metà (per es., due terzi o tre quarti); premio di m., la quota di seggi parlamentari aggiuntivi assegnati alla coalizione che ha ottenuto la maggioranza dei voti in una consultazione elettorale. Anche (in opposizione a minoranza), il gruppo di votanti che, essendo d’accordo sopra una linea di condotta, è in grado, per il suo numero, di imporre la propria volontà all’assemblea: le decisionile manovrela politica della maggioranza. Con sign. particolare, nelle democrazie rappresentative, mparlamentare, l’insieme dei partiti (i cui rappresentanti in parlamento costituiscono complessivamente la massoluta) che sostengono una coalizione di governo alla quale hanno espresso la propria fiducia (è detta quindi anche mgovernativa, mentre è detta opposizione parlamentare la minoranza che si è espressa contro quel governo); partito di m., partito che abbia raccolto la maggioranza assoluta dei voti degli elettori; partito di mrelativa, il partito che ha ottenuto il maggior numero di voti, pur non avendo ottenuto la maggioranza assoluta; m. variabili, le maggioranze occasionali, la cui formazione può essere indotta da una serie di varie circostanze (per esempio l’approvazione di importanti riforme istituzionali), che vedono la partecipazione alle decisioni di governo anche di forze politiche dell’opposizione. b. Con sign. più ampio, superiorità numerica in seno a una collettività o a un insieme qualsiasi: l’esercito era costituito in mdi veterani; e in senso concr.: la mdei presenti gli dette ragionei poveri sono purtroppo la m.; msilenziosa (v. silenzioso, n. 2); anche con riferimento a cose: le parole del lessico italiano sono in grande mderivate dal latino. (Treccani)

Matteo Salvini (28 marzo 2018): “Di Maio dice ‘o io o niente’? Quello è un ostacolo, non è il modo migliore per dialogare”, ribadisce Salvini, che poi rilascia la sua analisi ai cronisti: “Ma da solo Di Maio dove va…Voglio vederlo, trovare 90 voti in giro, che dalla sera alla mattina si convincono. E cosa trova? Gli accordi vanno trovati prima, con numeri chiari. Altrimenti non si va da nessuna parte”.

Luigi Di Maio (28 marzo 2018): Salvini dice che gli bastano 50 voti. Vuole fare il governo con i 50 voti del Pd di Renzi in accordo con Berlusconi? Auguri!

Andrea Romano (1 aprile 2018): La fragilità della nostra cultura democratica è anche nella fatica che sta facendo in questi giorni un’idea all’apparenza banale per qualunque democrazia liberale: chi ha vinto prova a governare, chi ha perso fa opposizione (preparandosi a governare)

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