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La Terza Repubblica nasce il 4 marzo 2018: gli italiani congedano i partiti della Seconda Repubblica e si affidano ai movimenti cosiddetti”populisti” M5s e Lega che insieme, sia pure in distinti schieramenti, arrivano a sfiorare il 50 per cento dei voti.

Non è però solo un gioco di sigle: il 4 marzo 2018 gli italiani consegnano alla storia un’intera classe dirigente. Con un messaggio chiaro: reset.

Ma qual è la trama della Terza Repubblica?

“Le democrazie occidentali – scrive David Van Reybrouck in “Contro le elezioni” – si confrontano simultaneamente con una crisi di legittimità e una crisi di efficienza. È una situazione eccezionale.  La crisi della legittimità si manifesta attraverso tre sintomi innegabili. Innanzitutto, sempre meno persone si prendono la briga di andare a votare. In secondo luogo, parallelamente all’astensione, c’è l’incostanza degli elettori. È il regno dell’elettore fluttuante. In terzo luogo, c’è sempre meno gente che aderisce a un partito”.

Quanto all’efficienza basta osservare i casi belga e spagnolo: tempi lunghissimi di assenza di un governo senza grandi problemi per i paesi.

La politica incide ancora?

Questa è la base della Terza Repubblica.

Post-verità, post-governo.

Ma anche un linguaggio diverso. Dell’intermediazione si è già fatto il funerale, i cosiddetti corpi intermedi sono strutture autoreferenziali che propongono modelli che vanno bene solo per le loro oligarchie, i media “mainstream” (mamma ma’….) sono il bersaglio preferito dell’opinione pubblica.

Critica, autocritica, riflessione, post, tweet, silenzi.

Confusione o nuova sintassi?

Siamo immersi in un insieme di segni.

Il “Diario” raccoglierà i “segni”.